Genuine, die Tragödie eines seltsamen Hauses (Genuine, 1920)

Robert Wiene

Genuine 1

SINOSSI: Il giovane pittore Percy Melo (Harold Paulsen), dopo aver completato il ritratto della sacerdotessa Genuine (Fern Andra) ne rimane stregato, tanto da rifiutarsi di vendere la sua opera. Una notte, leggendo la storia della sacerdotessa in un libro, si addormenta e il quadro prende vita. Genuine fugge per poi ritrovarsi nelle mani di Lord Melo (Ernst Gronau) che la rinchiude nel suo lussuoso palazzo. Ma un giorno nel palazzo arriva Florian (Hans Heinrich von Twardowski), un giovane barbiere che cade preda del suo fascino. Genuine lo istiga a uccidere Melo e lui obbedisce. Ma quando lei gli chiede di uccidersi, Florian fugge via con l’aiuto del servo di lei. Arriva Percy e anche lui cade sotto l’incantesimo della donna. Questa volta però anche la donna s’innamora. Ma Florian, dopo essere tornato al palazzo e aver scoperto che Genuine ama un altro uomo, la uccide, precedendo di poco una folla inferocita decisa a linciare la strega. Proprio allora Percy si risveglia dal suo sogno e nota con sollievo che Genuine è ancora lì, dentro al quadro. Così decide di venderlo per sbarazzarsene.

Genuine fu girato sull’onda del grande successo ottenuto all’inizio di quello stesso anno da Das Cabinet des Dr. Caligari (Il gabinetto del dottor Caligari, 1920). Robert Wiene si avvalse nuovamente della collaborazione della penna di Carl Mayer e del pittore espressionista César Klein per le scenografie, dove anche i giochi di luce appaiono dipinti, come nel film precedente. Anche qui, inoltre, gli oggetti acquisiscono una valenza simbolica e onirica, come nel caso dello scheletro al posto del cui cranio c’è un orologio: un elemento che balza agli occhi e che è fin troppo bizzarro e surreale per limitarsi a costituire un semplice richiamo alla caducità della vita umana. Se nel Caligari erano gli esterni della città a scatenare la fantasia visionaria ed espressionista di pittori e scenografi, qui è incanalata principalmente negli interni del palazzo di Melo, un luogo altro, simbolico, surreale, onirico. Inoltre, Klein ha anche ideato i costumi indossati da Genuine, dando vita a capi in cui espressionismo e tribale si intrecciano in fogge bizzarre, erotiche e inquietanti.

La fedeltà di Wiene al modello del Caligari si esplica anche nel recupero della cornice narrativa entro cui si svolge la vicenda. Se in Caligari tale vicenda era parto della mente di un folle, qui è frutto dell’incubo di un pittore. In entrambi i casi, il film si apre e si chiude con questo espediente con cui si vuole (o si finge di volere) riportare ad una situazione di ordine e razionalità, dopo aver spalancato la porta sull’irrazionale e il caos. Eppure, come avverrà poi nel finale grottescamente “happy” di Der Letzte Mann (L’ultima risata, 1924) di Murnau, sempre scritto da Mayer, queste chiusure ottimistiche e tranquillizzanti rivelano un tentativo maldestro di rimettere il coperchio su un vaso di Pandora che, in verità, non si vedeva l’ora di scoperchiare. In Genuine, non solo alla fine la peccatrice, ormai redenta grazie all’amore, deve morire, ma tutto questo non può e non deve essere reale. Non dev’essere che un sogno, un sogno proibito di cui sbarazzarsi: ecco perciò che Percy, alla fine, vende il quadro al nonno, che poi altri non è che lo stesso Lord Melo del sogno.

Ad ogni modo, in questa pellicola viene introdotto, sia a livello narrativo che figurativo, un elemento esotico, vettore principale per narrare il dominio incontrastato dell’istinto, che costituisce il nucleo tematico del film. Elemento che è legato strettamente al personaggio femminile. Genuine, strega, vampira, sacerdotessa corrotta, o semplicemente fantasia erotico-perversa di un pittore dalla fantasia nevrotica, sembra porsi come personaggio-simbolo degli istinti repressi di una civiltà allo sbando, dalle fondamenta fragili, poiché è stata eretta, in realtà, sul precipizio degli istinti e del caos ed è sempre sul punto di precipitarci dentro. Sin dalla sequenza del mercato, dove Genuine viene comprata da Lord Melo, un primo piano sul suo volto ne rivela la natura di belva indomita e indomabile, ferale e ferina, malvagia eppure al tempo stesso innocente. L’erotismo che emana è amplificato dalla presenza di altre schiave presso di lei, a seno nudo, in attesa di essere vendute. Una didascalia la descrive così: “Sacerdotessa di una religione piena di riti sconosciuti, Genuine aveva, inizialmente, orrore della crudeltà”. Il mutare della sua natura viene imputato al suo rapimento da parte di una tribù rivale, la stessa che la vendette poi al mercato in cui la compra Lord Melo.

E persino nel suo ricco palazzo, Genuine è raffigurata come una fiera in gabbia. La sua, più che una stanza, sembra l’ambiente di un parco zoologico, con un antro artificiale e una sorta di albero dove lei può arrampicarsi fino a una cupola composta di lastre di vetro. Una via di mezzo fra una tigre e un uccello in gabbia. Il suo costume fantasioso, tra l’altro, prevede alcune lunghe piume che, in certe inquadrature, la fanno assomigliare a una mantide religiosa. Mantide e vampira. Perché in effetti Genuine è una femme fatale del tutto particolare: fa innamorare gli uomini di sé, li seduce, li spinge all’omicidio e poi chiede loro il sacrificio più grande, in nome del loro amore per lei: la loro vita stessa. Di Florian, ad esempio, vuole bere il sangue, una volta che sarà morto. Ma lo schiavo di Lord Melo, probabilmente anche lui comprato in un lontano mercato, lo lascia andare e nella coppa che porge a Genuine versa il suo, di sangue, procurandosi un taglio nel braccio. In definitiva, Genuine sembra raffigurare il timore, e al tempo stesso, la forte attrazione dell’uomo verso la parte più istintiva di sé, la stessa che si sforza di reprimere, e che dunque riemerge con forza ancora maggiore, facendo attrito con remore morali e comandamenti religiosi. Quanto a Lord Melo, interpretato da Ernst Gronau, calvo, ghignante, curvo e abbietto, sembra un Conte Orlok ante litteram e chissà che Murnau non vi si sia ispirato almeno in parte per l’iconografia del vampiro nel suo Nosferatu (Nosferatu il vampiro, 1922).

Per questo ed altri motivi, il film si rivela più interessante e godibile di quanto la sua scarsa fama ai nostri giorni possa far pensare (ma questo si deve anche e soprattutto alla difficoltà di reperirlo nella sua versione integrale). Nella prima scena, ad esempio, è affascinante vedere il ritratto di Genuine prendere improvvisamente vita: l’attrice “scende” dal quadro e prende a si muoversi con quella gestualità lenta, ipnotica, sinuosa e sensuale che caratterizzerà il suo personaggio per tutto il film. Un’altra sequenza ottimamente riuscita è quando, verso la fine del film, il delirante Florian, steso nel suo letto, è perseguitato da sogni ad occhi aperti dove compaiono (mediante esposizione multipla), le figure di Genuine e di Lord Melo, che lui stesso ha sgozzato per ordine di lei. I due fantasmi torturano la sua coscienza con i loro ghigni diabolici.

Prima di Louise Brooks, il cinema tedesco conobbe dunque un’altra stella di origini americane: Fern Andra (1893-1974), di Watseka, nell’Illinois, figlia di un artista circense e di una cantante dell’opera. Bambina prodigio, attrice e acrobata (si esibiva in numeri aerei), viaggiò sin da bambina per tutta l’America e poi in Canada e in Europa. Si fermò in Germania, dove conobbe e divenne allieva del grande registra teatrale Max Reinhardt, e di lì passò al cinema nei primi anni Dieci. Dopo un decennio di successi in patria, tra i quali il più noto rimane senza dubbio quello di Genuine, tornò in America e, dopo l’avvento del sonoro, abbandonò per sempre il cinema.

Il film è reperibile, come si diceva, in una versione dimezzata nella durata, ma in buono stato, che si trova come bonus nel DVD della Kino del Caligari. La versione quasi completa (mancano comunque alcune scene), presente invece nel DVD tedesco, versa in condizioni mediocri, ma lo svolgersi della vicenda è certamente di più facile comprensione. Nel sottotitolo dell’edizione americana, A Tale of a Vampire, viene esplicitato che Genuine sia una vampira, mentre la traduzione di quello originale tedesco suona semplicemente come “Una tragedia in una strana casa”.

Vittorio Renzi  (23 gennaio 2016)

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Genuine, die Tragodie eines Seltsamen Hauses (Genuine)

[a.k.a. Genuine: a Tale of a Vampire]

Germania, 1920

regia: Robert Wiene

sceneggiatura: Carl Mayer

fotografia: Willy Hameister

scenografia: César Klein, Bernhard Klein, Kurt Hermann Rosenberg

costumi: César Klein

produzione: Erich Pommer, per Decla-Bioskop Aktiengesellschaft

cast: Fern Andra, Hans Heinrich von Twardowski, Ernst Gronau,
Harold Paulsen, Albert Bennefeld, Lewis Brody, John Gottowt

lunghezza: 2.286 metri

durata: 88′ / 44′

première: Berlino, 2 settembre 1920

Genuine poster

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