Netherlands Silent Film Festival: in conversazione con Daan van den Hurk

Come e con quali intenti nasce il Netherlands Silent Film Festival?

Dopo aver partecipato come musicista di film muti in diversi festival europei, mi sono stupito del fatto che i Paesi Bassi non avessero il proprio festival ufficiale sul cinema muto. Mi resi conto che i film muti venivano occasionalmente proiettati nei Paesi Bassi e che spesso si focalizzavano sui titoli più conosciuti, o sulle più recenti composizioni musicali anziché sui film stessi. Con l’apertura di un nuovo teatro a Eindhoven e l’inestimabile supporto dell’Eye Filmmuseum, l’idea si è subito sviluppata nel festival che conosciamo oggi.

Sono numerosi gli obiettivi che consideriamo la nostra missione. Prima di tutto, vogliamo mostrare cosa c’è di nuovo nel mondo del cinema muto; nuove scoperte emozionanti, straordinari restauri e presentazioni della recente ricerca sui film e sui registi dell’era del muto. Vogliamo far vedere che il mondo del cinema muto è ancora vivo. Vogliamo sbarazzarci dei dogmi e dei pregiudizi che ci circondano, raggiungere attraverso l’accompagnamento musicale persone che non hanno familiarità con il cinema muto e tendere la mano anche al pubblico più giovane. Inoltre, vogliamo preservare l’arte dell’accompagnamento musicale dei film muti e organizzare masterclasses e workshops sulla musica del cinema muto.

Sono rimasta felicemente colpita dalla presenza della sezione “Italian Comedy 101. Rediscovering Italy’s Lost Silent Clowns” all’interno del programma festivaliero. Perché questa scelta?

Questo programma nasce dalla collaborazione tra NSFF, l’Eye Filmmuseum e lo Slapstick Festival di Bristol. Insieme abbiamo voluto curare un programma sulla storia della commedia europea, ma ci siamo subito resi conto che era un argomento troppo vasto. Lo abbiamo poi ridotto alla commedia italiana, dal momento che è l’argomento più spesso trascurato e che necessita di maggiori ricerche. Questo programma sarà l’introduzione alla commedia italiana e farà conoscere tanti nomi diversi, nel mentre pianifichiamo di realizzare in futuro altri programmi per poter approfondire certi attori, registi e i loro lavori.

E, più in generale, quali sono stati i criteri di selezione che hanno interessato l’edizione online del 2021?

Siamo sempre alla ricerca delle novità nell’ambito del cinema muto. Il programma di quest’anno è molto attraente (penso) (spero) ma anche i titoli hanno qualcosa di interessante, ad esempio The Lost World (Un mondo perduto, 1925), di cui quasi tutte le copie sono state distrutte per non metterlo in competizione con King Kong che uscì nel 1933[1]. Il Lobster Film di Parigi ha restaurato questo bellissimo film utilizzando 11(!) fonti diverse e adesso è di nuovo quasi completo. Abbiamo voluto programmarlo, oltre che per questo antefatto, anche perché sono un grande appassionato di Arthur Conan Doyle e di dinosauri.

Porsi oggi il quesito del ruolo dell’archivio non significa banalmente riferirsi al passato negando il presente, bensì riflettere su una diversa esperienza della temporalità storica, estendendo al presente la genealogia del cinema nelle sue possibilità di costruire legami intertestuali, disomogenei e plurali, caratteristiche proprie dell’archivio. Vorrei chiederle: quale importanza ha, secondo lei, l’archivio nella cultura del XXI secolo?

Penso che l’archivio sia oggi più importante che mai. Credo che se vuoi creare qualcosa di nuovo (i film in questo caso), devi studiare a fondo ciò che è già stato fatto. L’arte del passato non ha perso il suo valore nel corso del tempo. In un momento storico in cui le abilità necessitano di essere apprese velocemente, in cui la tecnologia è così facilmente accessibile e può fare quasi tutto, penso sia veramente importante preservare e ricordare come i film (ma ciò è anche applicabile alla musica e alle altre arti) siano stati realizzati, quanto tempo, impegno e abilità hanno necessitato, quali tecniche sono state inventate e usate e che non dovrebbero essere dimenticate, ecc… Gli archivi preservano tutto questo, portano avanti delle ricerche per renderlo disponibile alle generazioni future.

Nel sito del Netherlands Silent Film Festival c’è un video in cui lei visita i teatri ormai scomparsi di Eindhoven, il Cinema Parisien, il Rembrandt Theatre e il Chicago Theatre, oggi soppiantati da negozi. Quali sono, secondo lei, le ragioni che hanno fatto sì che la memoria di questi siti artistici non sopravvivesse?

È difficile da dire. Quando ho fatto delle ricerche su questo argomento, sono rimasto sbalordito da quanto poco si conoscano in realtà le ragioni della scomparsa di questi teatri e non credo ci sia una sola ragione. Molti cinema hanno chiuso dopo la Seconda Guerra Mondiale poiché Eindhoven era stata gravemente bombardata un paio di volte. Altri dovevano fare spazio a nuovi cinema più grandi e sono diventati così obsoleti.

Credo che l’operazione di recupero del passato conduca ad una visione della temporalità della storia del cinema inteso come “flusso a-temporale”. Il passato e il presente del cinema non sono entità separate bensì interconnesse: il passato analogico viene rimediato nel presente, in un contesto contemporaneo digitalizzato. Pensa che il Netherlands Silent Film Festival condivida questo tipo di visione?

Ho discusso quest’ultima domanda insieme a Elif Rongen, il curatore dell’Eye Filmmuseum di Amsterdam ed importante collaboratore, e l’abbiamo formulata insieme.

Mentre il cinema muto veniva girato e proiettato in pellicola in nitrato 35mm (nel caso di The Brilliant Biograph[2], un supporto ancor più obsoleto, una pellicola 68mm), oggi e soprattutto quest’anno, guardiamo i film convertiti su file, e trasmessi in streaming su internet. Da una parte, il materiale che appartiene a questi film diventa museale/obsoleto; dall’altra usiamo le ultime tecnologie a disposizione per ricreare il/godere del contenuto del cinema muto così come dovrebbe essere. Il cinema muto ferma il tempo e ci riconsegna le immagini di un secolo fa e noi usiamo la contemporanea tecnologia per riviverlo. Anche se i film evocano la nostalgia di un mondo di 100-125 anni fa, possiamo essere davvero consapevoli che è grazie alla più avanzata tecnologia di oggi e di allora se noi possiamo ancora guardare questi film. Certamente anche l’accompagnamento musicale dal vivo è d’aiuto e mi piace pensare che la musica che io suono, scrivo ed improvviso, sia quella ‘immaginabile’ dell’era del muto.

(A cura di Martina Mele)

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Netherlands Silent Film Festival: a Conversation with Daan van den Hurk

How and with which purposes the Netherlands Silent Film Festival was born?

After having performed as a silent film musician on festivals all through Europe, it struck me that the Netherlands didn’t have their own official proper silent film festival. I saw that silent films were occasionally screened within the Netherlands, but often focussing on the big well known titles, or focussing on the newly composed music rather than the films itself. With a new theatre opening in Eindhoven and the invaluable support of the Eye Filmmuseum, the idea quickly grew out to the festival it is now.

We have multiple purposes that we see as our mission. Firstly, we want to showcase what is new in the world of silent film; exciting new discoveries, gorgeous new restorations and presentations on recent research on films and filmmakers of the silent era. We want to show that the world of silent cinema is still very much alive. We want to get rid of dogmas and prejudice that are still around, reach people who are not familiar with silent film with live musical accompaniment and reach out to a younger audience as well. We also want to preserve the art of silent film accompaniment, and organise masterclasses and workshops about silent film music.

I was happily surprised by the presence of the column “Italian Comedy 101. Rediscovering Italy’s Lost Silent Clowns” within the program of the festival. What were the reasons of this choice?

This program came together as a collaboration between the NSFF, Eye Filmmuseum and the Slapstick Festival in Bristol. Together we wanted to curate a program on the history of European comedy, but soon realised that that was too big a subject. We then narrowed it down to Italian comedy, since it is a often more neglected subject and much research still needs to be done. This program will be our introduction to Italian comedy and show as many different names, while planning on making more programs in the near future, where we can go deeper into certain actors, directors and their work.

And, more in general, which were the parameters of selection that interested this 2021 online edition?

We are always on the look for what’s new in the world of silent cinema. This year program is a very attractive program (I think) (I hope) but every title has something of interest as well, like The Lost World (1925)[1], of which almost every single copy was destroyed so it couldn’t be competition for when King Kong came out in 1933. Lobster Films in Paris restored this beautiful film using 11(!) different sources and it is now almost complete. For me personally, with this background story, but also as a big fan of Arthur Conan Doyle and a dinosaur enthusiast, we had to program that.

Questioning today about the role of the archive doesn’t mean simply to refer to the past denying the present, but it means to think about a different experience of the historical temporality, expanding in the present the genealogy of cinema in its possibilities of building intertextual, not homogeneous and plural links, which are characteristics of the archive. I would like to ask you: in your opinion, which importance the archive has in the culture of XXI century?

I think the archive is more important then ever. I believe that if you want to create something new (films in this case) you have to thoroughly study that what has already been done. I believe that art of the past doesn’t lose it’s value over time.

In a time in which skills need to be learned fast, in which technology is so easily accessible and can do almost anything, I think it is so very important to preserve and keep remembering how films (but this is also applicable to music and other crafts) used to be made, how much time, effort and skill went into that, which techniques were invented and used which should not be forgotten, etc. The archives preserve all that, do research on it and make it available for future generations.

In the website of the Netherlands Silent Film Festival there is a video in which you visit the Eindhoven’s theatres, Cinema Parisien, the Rembrandt Theatre and the Chicago Theatre, today disappeared and replaced by shops. In your opinion, why the memory of these artistic places didn’t survive? Which were the principal reasons?

That is really hard to say. When I was doing research on the subject, I was astounded by how little actually is still known about reasons for disappearance of these theatres and I don’t think there is just one reason. Many cinema’s had to close after the WW II since Eindhoven was severely bombed a couple of times. Others just had to make room for the new bigger cinema’s and became obsolete.

I think that the ‘recovery of past’ operation leads to a vision of the historical temporality of cinema meant as ‘a-temporal flux’. Past and present of cinema are not separate entities but they are interconnected: the past, the analog support, is remediate in the present, in a contemporary digital context. Do you think that the Netherlands Silent Film Festival shares this kind of vision?

Actually I discussed this last question with Elif Rongen, curator of the Eye Filmmuseum in Amsterdam, who is a great partner, and we constructed the answer together. While silent cinema was shot and screened on 35mm nitrate film (in case of The Brilliant Biograph[2], an even more obsolete support, namely, 68mm nitrate film) today, and especially this year, we are going to watch the films converted to files, and streamed over the internet. On the on hand, the material that belongs to these films have become museal/obsolete, on the other hand we are using the latest available technologies to recreate/enjoy the content of silent cinema as it should be. Silent cinema arrests time and brings us back the images of a century ago, we use the technology of today to revive it.

Although the films evoke nostalgy by showing us the world of 100-125 years ago, we can be very aware that it is thanks to technology (the more advanced tech of then and now) that we can still see them. Of course the live musical accompaniment helps as well: I like to think of the music that I perform, write and improvise myself, as music that would be ‘imaginable’ in the silent era.

(edited by Martina Mele)


[1] https://www.nsff.nl/en/the-lost-world-2/

[2] https://www.nsff.nl/en/the-brilliant-biograph-2/

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