Judith of Bethulia (Giuditta di Betulia, 1914)

D.W. Griffith

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SINOSSI: Betulia è una città fortificata della Giudea, posta su una collina che blocca la strada a ogni esercito invasore. L’esercito assiro di Nabucodonosor, guidato da Oloferne, muove verso la Giudea e mette sotto assedio la città. I combattimenti sono feroci, le catapulte e gli arieti mettono a dura prova la resistenza delle mura e degli edifici, i pozzi dell’acqua sono occupati dal nemico. La città, tuttavia, resiste e gli assalti sono respinti. Ma i soldati che vengono presi prigionieri sono sottoposti a crudeli torture sotto lo sguardo del popolo di Betulia che assiste dalle mura. Dopo 40 giorni di assedio, la città è tentata dalla resa. La bella Giuditta, una giovane vedova devota e di nobile carattere, ha una visione che la fa decidere di sacrificarsi per il bene di tutti. Accompagnata solo da una schiava, si reca al campo di Oloferne, chiedendo udienza. Lo spietato comandante acconsente. Giuditta, dopo aver sedotto Oloferne, gli taglia la testa.

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Il primo lungometraggio di D.W. Griffith – e suo ultimo film per la Biograph – fu girato interamente nel 1913, ma uscì soltanto nel marzo del 1914 (uscita preceduta da quella londinese nel novembre del 1913 [1]). Già da diverso tempo Griffith è stufo dei film di una, massimo due bobine che la Biograph – per la quale ha girato diverse centinaia di film nell’arco di soli cinque anni – gli consente realizzare. La American Mutoscope and Biograph Company, fondata nel 1905 da William Kennedy Dickson, un collaboratore di Thomas Edison, assieme ad altri tre soci, non era interessata al lungometraggio perché avrebbe comportato investimenti troppo ingenti, laddove un cortometraggio, anche se fosse andato male al botteghino, avrebbe potuto essere velocemente rimpiazzato da un altro di successo. Se questa miopia, fino a qualche anno prima, poteva ancora essere giustificata, ora non lo era più: di fatto il mondo del cinema era pronto per compiere il passo successivo. Dall’Europa, già dall’anno precedente, erano approdati i primi lungometraggi, fra i quali spiccavano i melodrammi “a sensazione” danesi, i film francesi tratti dai romanzi (come Les Misérables, 1913, di Albert Capellani), e soprattutto quelli storici, epici o mitologici, prodotti in Italia (Quo Vadis, di Guazzoni, uscì nel 1912, mentre Cabiria, di Pastrone, uscirà un mese dopo il film di Griffith).

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L’impazienza di Griffith perciò era ormai al limite. Diede così istruzioni ai suoi carpentieri (la figura dello scenografo o art director era ancora di là da venire) di innalzare le mura di un’antica città a dimensioni naturali, a Chatsworth, un distretto di Los Angeles, e dunque lontano dagli uffici della Biograph di New York. Gli viene messo alle calcagna un contabile, Johannes C. Epping, ma questi rimane talmente contagiato dall’entusiasmo e dalla personalità di Griffith, da divenire di lì in poi un suo uomo di fiducia. E così in breve tempo il budget raddoppiò, per un costo finale di circa $36.000. L’atteggiamento di Griffith era quello di un’aperta sfida alla Biograph e al mercato cinematografico statunitense. Nasce così Judith of Bethulia, tratto dai vangeli apocrifi e da una tragedia storica di Thomas Bailey Aldrich (non accreditato, per non evitare l’ulteriore spesa del pagamento dei diritti). Nel film compaiono alcuni attori di punta di Griffith: Mae Marsh, Robert Harron, le sorelle Gish, oltre alla protagonista, la diciassettenne Blanche Sweet nel ruolo di Judith. Grazie a questo film, Sweet diventerà una delle attrici più richieste, anche se subito dopo “divorzierà” da Griffith, quando, l’anno successivo, le preferirà Lillian Gish per The Birth of a Nation (Nascita di una nazione, 1915).

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Judith of Bethulia è considerato il film seminale dell’episodio babilonese di Intolerance (1916), e di certo qui Griffith non poté ancora dare sfogo a tutta la sua libertà creativa, dal momento che i mezzi erano ancora troppo limitati. Ad ogni modo è un film in cui si può godere di un buon amalgama fra azione corale e scenografie monumentali, da una parte, e i momenti di intimismo e lirismo, in cui Griffith dà prova, ancora una volta, della sua grande maestria nel descrivere le emozioni e i tormenti interiori dei suoi personaggi, soprattutto femminili. Da quest’ultimo punto di vista, il film raggiunge il suo apice nel momento in cui Giuditta, davanti a Oloferne addormentato, deve prendere la decisione se seguire il suo cuore di donna innamorata oppure il dovere insito nel suo ruolo di regina del suo popolo e della sua città. Una scena di cui, caso più unico che raro data l’epoca, ci sono pervenuti anche alcuni minuti di “extra” in cui si può vedere Griffith provare insieme alla sua attrice.

Secondo alcuni storici, il film di Griffith fu il primo ad impiegare un’orchestra dal vivo sul set, in modo da “ispirare” maggiormente l’interpretazione dei suoi attori. Tuttavia Blanche Sweet negò questa eventualità; pare infatti che una delle rare occasioni in cui Griffith utilizzò musica dal vivo con tale funzione fu durante le scene di battaglia sul set di Intolerance, per galvanizzare le comparse. Per il resto, disse che Griffith non avrebbe mai scritturato un attore “che non sentisse il ruolo abbastanza da piangere durante le prove” [2].

Nel 1917, la Biograph rieditò il film senza l’autorizzazione del regista, che oramai  lavorava per conto proprio, aggiungendovi due rulli di scene scartate e relative didascalie e un nuovo titolo: Her Condoned Sin. Anni dopo, Griffith acquistò il negativo dalla Biograph per riportarlo al metraggio originale, pur con qualche modifica. Tutte e tre le versioni esistono ancora oggi, sia pure con delle modifiche effettuate in successive riedizioni e con diverse parti dalla qualità scadente [3].

Vittorio Renzi  (24 gennaio 2015)


[1] Paolo Cherchi Usai, David Wark Griffith, Milano, Il Castoro, 2008, p. 216.
[2] Kevin Brownlow, The Parade’s Gone by…, Berkeley and Los Angeles, University of California Press, 1968, p. 339 [traduzione mia].
[3] P. Cherchi Usai, op. cit., p. 222.

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Judith of Bethulia (Giuditta di Betulia)

[a.k.a. Her Condoned Sin]

Usa, 1914

regia: David Wark Griffith

soggetto: dramma omonimo di Thomas Bailey Aldrich

sceneggiatura: D.W. Griffith, Frank E. Woods

fotografia: G.W. Bitzer

montaggio: James Smith

produzione: David Wark Griffith, per Biograph

cast: Blanche Sweet (Giuditta), Henry B. Walthall (Oloferne), Mae Marsh (Naomi), Robert Harron (Nathan), Kate Bruce (Mara, serva di Giuditta), Lillian Gish (giovane madre), Dorothy Gish (mendicante zoppa),
Kate Toncray, Frank Opperman,
Adolph Lestina, Alfred Paget

lunghezza: 4 rulli [6 rulli nella versione del 1917, Her Condoned Sin]

durata:  61’ (a 12 fps)

anteprima: Londra, novembre 1913

data di uscita: 8 marzo 1914

Judith of Bethulia poster

Judith of Bethulia 01

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