Evangeliemandens liv (The Candle and the Moth, 1915)

Holger-Madsen

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SINOSSI: Durante una predica alla gente del villaggio, all’aperto, il giovane Billy Sanders (Birger von Cotta-Schønberg) schernisce il predicatore John Redmond (Valdemar Psilander), dichiarando davanti a tutti che quell’uomo in realtà è stato in galera. Billy è una testa calda e sta scivolando lungo la china di una vita dedita al crimine per via delle cattive compagnie che frequenta. Billy e la sua ragazza, Nelly (Alma Hinding), che cerca di farlo ragionare, litigano in una taverna al porto in cui si trova a passare proprio Redmond, il quale protegge la ragazza dal violento scoppio d’ira del suo fidanzato. Più tardi, il robusto Charly, detto “Pugno di ferro” (Svend Kornbeck), cerca di reclutare di prepotenza Billy per una rapina in banca, ma il ragazzo rifiuta e fugge,  inseguito da Charly e la sua banda, ma viene salvato dal predicatore, che si vede costretto a usare le mani. Redmond porta Billy a casa sua, il ragazzo lo implora di farlo diventare un uomo buono e allora il predicatore gli racconta la storia della sua vita. Molti anni prima, Redmond era un giovane ricco, affascinato da una seducente ragazza mondana e gelosissimo degli altri suoi amanti. Durante uno scontro con uno di loro, questi aveva estratto una pistola e un proiettile vagante aveva ucciso la donna. Ma la colpa dell’omicidio era ricaduta su Redmond. Condannato a molti anni di prigione, si era pentito, aveva trovato la fede grazie al cappellano della prigione, aveva perdonato l’antico rivale che lo aveva incastrato e aveva lasciato la prigione come un uomo nuovo e migliore. Tornato a casa, aveva abbracciato la madre oramai anziana, distesa sul suo letto, un istante prima che morisse. Ispirato da questa storia, Billy è pieno di rimorso, e lui e Redmond riescono a salvare Nelly che sta per suicidarsi. Ed è proprio Redmond ad unirli in matrimonio.

 

Il film ha una struttura curiosa. Si apre infatti sull’attore protagonista, il già famoso Valdemar Psilander, che in pratica recita se stesso: seduto a un tavolo verso la destra del quadro, fuma una sigaretta e studia la sua parte, mentre l’altra metà del quadro, a sinistra, rimane buia. Ed è su questo “telo nero” che prendono vita le immagini del personaggio che Psilander si appresta a interpretare, ovverosia John Redmond, nelle diverse fasi della sua vita: dapprima giovane, in abiti eleganti, con cappello a cilindro e monocolo, e una donna fra le sue braccia. Di nuovo lui, dietro alla finestra a sbarre di una cella di prigione. Infine, i capelli ormai grigi, vestito da prete. La sensazione che si vuole dare, in tal modo, è che sia la stessa mente di Psilander a partorire quelle immagini. Infine, dopo una didascalia che ci informa che “L’evangelista John Redmond è conosciuto e amato dalla povera gente”, inizia il film vero e proprio e sarà lo stesso Redmond a narrare a Billy, in forma assai più completa, quella storia il cui canovaccio che abbiamo visto riassunto in sole tre immagini-ruolo.

Nella scena della predica, Redmond si trova presso un parco, su un grande masso usato a mo’ di pulpito mentre in basso, sotto la roccia, fra gli altri astanti, si trova Billy con la sua ragazza. A rivelarci la loro presenza non è uno stacco di montaggio, bensì, cosa più unica che rara nei film dell’epoca, una panoramica verticale dall’alto verso il basso che si ferma su Billy, il quale dichiara a gran voce che il predicatore è in realtà un peccatore che ha trascorso metà della sua vita in galera. La macchina da presa torna poi verso Redmond con un movimento verticale a salire, permettendo così a Redmond di replicare che l’accusa nei suoi confronti era stata ingiusta. Infine, la mdp effettua una seconda panoramica verso il basso, al termine della quale vediamo Billy scagliare un oggetto contro il volto di Redmond.

Quello di Holger-Madsen è un nome oggi semisconosciuto, ma si tratta uno dei maggiori registi danesi, e tra i primi registi europei a interessarsi ai movimenti di macchina e a un uso più complesso del montaggio, seppure ancora rudimentale rispetto ai progressi fatti dai registi americani in quegli stessi anni. Laddove, per quanto riguarda l’illuminazione, furono invece proprio i danesi a fare scuola, sperimentando per primi il chiaroscuro e i giochi di luce. Ne vediamo un esempio nella scena successiva in cui Redmond, tornato a casa, si muove in un ambiente semibuio, ove la luce penetra attraverso una finestra che dà sul porto. Ancora, nella scena immediatamente seguente, abbiamo un ottimo esempio di uso della profondità di campo, altro espediente che i registi danesi, provenienti per lo più dal teatro realista, usavano spesso.

Nel momento in cui Redmond inizia a raccontare la sua storia a Billy, parte il flashback – che occuperà quasi la metà dell’intero minutaggio del film – mediante una dissolvenza incrociata che sfocia in un movimento di macchina in avanti che giunge a inquadrare Redmond e la donna di mondo, soprannominata “Lucciola”, che avevamo intravisto a inizio film. Lo stesso identico procedimento concluderà il flashback riportandoci nella stanza di Redmond, seduto insieme a Billy presso la finestra che dà sul porto.

Un altro bel gioco di luci si ha quando la Lucciola e Redmond si trovano nell’appartamento di lei e lei scompare dietro una grande tenda, che diventa l’equivalente di uno schermo cinematografico, e vediamo la silhouette della donna che prende a spogliarsi lentamente. Una sequenza di sicuro effetto, quanto a erotismo, sugli spettatori dell’epoca. Un altro aspetto interessante sono certe angolazioni di ripresa già moderne, come quello dal basso e leggermente in diagonale che Holger-Madsen usa, dall’esterno della casa, nel momento in cui in cui il padre di John Redmond caccia via il figlio dopo aver saputo della sua relazione con la Lucciola; o la frammentazione del quadro nella cappella della prigione in cui i detenuti, fra cui lo stesso Redmond, ascoltano la predica del cappellano ognuno nella sua loggia, come fosse una grande arnia. C’è poi molto realismo nei dettagli anche più scabrosi, come quello del sangue che cola dal foro sul petto della Lucciola dopo l’alterco fra Redmond e il nuovo amante della donna. E, ancora, l’uso delle sovrimpressioni – che abbiamo già visto nella scena iniziale delle proiezioni sul nero – nel momento in cui Redmond, in carcere, immagina la madre mentre si china teneramente su di lui.

Il film, come di consueto in quegli anni, prevedeva tre finali diversi a seconda del paese in cui veniva distribuito: mentre nel finale originale danese la donna stacca la corda della tenda meditando il suicidio, ma viene subito fermata da Redmond e Billy che sfondano la porta (scena che è seguita poi da quella del matrimonio fra i  due giovani), la versione per gli spettatori russi, avidi di finali tristi e sconsolati, si chiude bruscamente con Nelly che si suicida impiccandosi nella sua stanza; in quello svedese, invece, la ragazza si impicca ma viene salvata all’ultimo momento dai due uomini.

Il titolo originale danese, tradotto letteralmente significa “La vita dell’uomo evangelico”.

Vittorio Renzi  (26 novembre 2017)

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Evangeliemandens liv (The Candle and the Moth)

[t.l.: La vita dell’uomo evangelico / a.k.a. John Redmond, the Evangelist]

Danimarca, 1915

regia e sceneggiatura: Forrest Holger-Madsen

fotografia: Marius Clausen

produzione: Nordisk Film

cast: Valdemar Psilander, Frederik Jacobsen, Augusta Blad, Alma Hinding, Birger von Cotta-Schønberg, Else Frölich, Svend Kornbeck, Carl Schenstrøm, Philip Bech

lunghezza: 1.093 metri

durata:  60′

première: 18 febbraio 1915

 

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