A Trip Down Market Street (1906)

Miles Brothers

a trip down market street 1

Per quanto questo film sia di una estrema semplicità, possiamo definirlo come una delle pellicole più memorabili e significative, sicuramente della prima decade del ‘900, persino di tutta la storia del cinema. Semplice, come dicevo, per quanto se ne potrebbe parlare molto a lungo. Non foss’altro che per l’imprevedibile importanza che avrebbe assunto in futuro a livello storico documentale e che andò molto aldilà delle intenzioni e delle aspettative dei suoi autori, i quattro fratelli Miles, pionieri della settima arte e tra i primi fondatori di uno studio di produzione cinematografica, in quel di San Francisco.

Ma i motivi di interesse sono anche di natura prettamente cinematografica; trattasi infatti di quella che ancora oggi penso possa definirsi come una delle carrellate più lunghe del cinema di sempre. Più lunghe in termini di tempo, ma ancora di più in termini di spazio percorso dalla macchina da presa. E tutto questo prima ancora che la carrellata cinematografica fosse inventata. Una carrellata non artificiale, spontanea, naturale per così dire… I Miles infatti si limitarono a fissare la macchina da presa sull’anteriore di uno dei caratteristici tram della città californiana (cable car si chiamano tuttora). Le riprese, o meglio la ripresa, parte da Eastward, proprio all’uscita dello studio dei Miles, e percorre per circa 12 minuti tutto l’ampio viale che da lì porta all’edificio della stazione, il Ferry Building. Edificio che intravediamo in lontananza sin dal principio, grazie alla bella torre che svetta sopra di esso e si intravede a chilometri di distanza. Nel corso del piccolo viaggio vedremo sfilare con stupefacente ricchezza di dettagli il mondo di allora in tutto il suo fulgore tecnologico, vedremo con chiarezza l’abbozzo di quell’urbanizzazione caotica che presto avrebbe caratterizzato l’occidente industrializzato, ne percepiremo l’entusiasmo e lo spirito arrembante delle promesse di progresso e benessere diffuso. Un mondo a cavallo tra due epoche che in fondo ha in San Francisco, l’ultima città del mito della frontiera, l’ultimo avamposto dell’Occidente, il suo simbolo più seducente. Materia preziosa per futuri scenografi, costumisti e designer che vorranno ricostruire quei tempi, quegli ambienti, quell’abbigliamento, quell’architettura, quelle forme di socialità. In questo documento c’è pane per i loro denti. E in fondo è anche un film che dovrebbero vedere le giovani generazioni che oggi scoprono e stravedono per il cinema contemplativo. Quand’è che inizia, infatti, il cinema contemplativo? Che cosa deve avere un film, o meglio ancora di cosa deve privarsi il cinema per essere contemplazione dell’infinita ricchezza della realtà?

La realizzazione di quest’opera si incastra con avvenimenti storici che ne segnano il destino a partire dal titolo stesso. Una storia nella storia che vale la pena raccontare. La ripresa, un gigantesco long take, fu effettuata ad aprile 1906. I fratelli Miles tre giorni dopo partirono con la pellicola in direzione New York. Il giorno seguente, quattro giorni dopo la ripresa, sarà quello che ancora oggi negli USA è ricordato come il San Francisco Earthquake, uno dei terremoti più devastanti della storia americana. I Miles vennero a sapere della terribile tragedia lungo il tragitto che li stava portando all’altro capo degli Stati Uniti. Le vittime furono più di tremila e quasi tutti gli edifici della città furono distrutti o gravemente danneggiati anche a causa dei numerosi incendi che si svilupparono dopo il terremoto. Cosicché ciò che vediamo nel film, uomini, donne e bambini compresi, in gran parte sparì disintegrandosi poco dopo. E quell’entusiasmo, quel curioso interessamento dei passanti nel veder sfilare questo strano attrezzo chiamato cinematografo (preconizzando quella futura smania delle persone di apparire in video), le grida e le rincorse dei bambini bianchi e neri… tutto si tinge di una velata malinconia, un senso di nostalgia ci pervade, tutto si carica del peso insostenibilmente leggero del tempo che scorre lieve sulla pellicola, il tempo delle persone che passano, delle società che passano, dei mondi che si dissolvono e di cui resta il solo meraviglioso riflesso.

Alessandro Marinelli  (30 novembre 2016)

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A Trip Down Market Street
[t.l. Un viaggio lungo Market Street]

Usa, 1908

regia: Harry Miles, Herbert Miles, Joseph Miles e Earle C. Miles

produzione: Miles Brothers Miles Brothers Production

lunghezza: 1 rullo

durata: 13′

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