Vier um die Frau (Four around a Woman, 1921)

Fritz Lang

vier um die frau 1

SINOSSI: L’agente di cambio Harry Yquem (Ludwig Hartau), in apparenza un uomo rispettabile, è in realtà un truffatore e un falsario. Dopo essersi travestito, si reca nella bettola di Hehler Upton (Rudolf Klein-Rogge) e compra con banconote false un prezioso collier per sua moglie Florence (Carola Toelle). Nello stesso locale entra anche lo spiantato Werner Krafft (Anton Edthofer), l’uomo di cui Florence è realmente innamorata, ma che, per volere del padre, è stata obbligata a lasciare per sposare Yquem. Upton accetta di prestargli del denaro, avendo riconosciuto in lui il fratello del playboy William Krafft (interpretato sempre da Edthofer) . Werner se ne va e si mette alla ricerca dell’amata Florence. Entra poi William, che è a sua volta un ladro: corteggia ricche donne per sottrarre loro i gioielli sostituendoli con dei falsi che Upton gli procura. Yquem, che in precedenza aveva trovato in casa un ritratto di Werner con una dedica d’amore a Florence, scorge William e, scambiandolo per Werner, lo pedina fino all’albergo dove alloggia. Più tardi Yquem gli fa recapitare un biglietto d’invito a casa sua, falsificando calligrafia e firma di Florence. Nel frattempo Florence è insidiata da un quarto uomo, un amico di Yquem, il viscido Charles Meunier (Robert Forster-Larrinaga), che, conoscendo il suo passato, tenta di ricattarla. Arriva William, che ha appena finito di corteggiare un’amica di Florence, Margot (Lisa von Marton), rubandole un prezioso anello, e ora punta ai gioielli di Florence. Il marito entra spianando una rivoltella, ma William riesce a convincerlo dell’errore di persona. Yquem scopre il ricatto di Meunier e gli spara. Arriva poi la polizia che arresta i due uomini, entrambi ladri, oltre a Upton e ai suoi complici penetrati nella casa per fare un colpo. Sopraggiunge anche Werner, ma Florence dichiara ormai di amare suo marito: aspetterà fedele che termini di scontare la sua pena.

C’è l’apparente scontro fra due mondi, quello della buona società, esemplificato dall’albergo e dal ristorante, e il locale di Upton, un covo di ladri e truffatori. Ma il confine fra questi due mondi, in apparenza opposti, è assai labile. Infatti almeno due dei personaggi principali, Yquem e William, hanno una doppia vita e transitano da un mondo all’altro ricorrendo a travestimenti e inganni. Altri, invece, pur facendo parte di un mondo specifico, hanno comunque una doppia faccia, indossano una maschera, come Meunier, che mentendo a viso aperto a colui che dovrebbe essere un suo amico, Yquem, gli insidia poi in modo abietto la moglie; o Upton, che finge di voler aiutare Werner soltanto per acquisire un vantaggio sul fratello William. E infine, c’è un vero e proprio doppio, quello costituito da Werner/William, entrambi interpretati dal medesimo attore, Anton Edthofer. Tuttavia non ci sembra che sia possibile identificare in William Krafft il classico Doppelgänger, ovvero sia un sosia perverso e misterioso di Werner Krafft. William è, sì, un ladro e un impostore, ma si tratta pur sempre di una figura piuttosto convenzionale e tutto sommato innocua, che non assume su di sé quelle valenze oscure e misteriose, esoteriche e psicanalitiche tipiche del Doppelgänger comunemente inteso. La figura del doppio è qui posta come puro motore dell’intreccio principale: in sostanza, si va a scomodare la figura del sosia solo per creare lo scambio di persona da parte di un marito geloso, fino al climax della scena con la rivoltella (che alla fine viene poi usata contro un altro uomo) e nulla più. E tuttavia alcuni elementi comici o comunque grotteschi lasciano pensare che il film sia stato inteso da Lang e Thea Von Harbour, qui alla loro seconda collaborazione, come una farsa, una satira sociale, una sorta di black comedy ante litteram.

Penso ad esempio a una delle scene iniziali, in cui un vecchio cieco (impostore anche lui!) si avvede che un cagnolino sta facendo la pipì nel suo cappello destinato a raccogliere offerte e lo caccia via. In aggiunta, la scena avviene proprio dinnanzi al locale che porta l’insegna della Decla Bioscop (la casa di produzione di Erich Pommer, che produsse quasi tutti i film di Lang), e che verrà inquadrata poi in almeno altre due scene. Oppure la sequenza del corteggiamento di Margot da parte di William nel ristorante, in cui le inquadrature dei due sono intervallate da quelle di un ragazzino nero, impiegato lì come cameriere, che a sua volta “amoreggia” con lo sguardo rivolto verso un succulento piatto di carne che il capo cameriere gli va preparando sotto il naso. Lang si diverte a interpolare i due segmenti, e in particolare i primi piani dei volti, con falsi raccordi che vanno a mescolare e a scambiare i destinatari degli sguardi amorosi, facendo sembrare così che lo sguardo ingolosito del bambino sia rivolto a Margot, la quale, a sua volta, sembra ridere compiaciuta delle sue attenzioni; e quando William bacia la mano di Margot, il bambino sospira. Il piccolo cameriere diventa così, da un punto di vista filmico, il terzo incomodo, andando ad anticipare il vero terzo incomodo, ovvero l’uomo a un tavolo vicino che inizia a rivolgere le sue attenzioni verso Margot (che non sembra affatto dispiacersene). Con questa scusa servita su un piatto d’argento, William, avendo ormai messo a segno il colpo dell’anello, pianta in asso la donna per recarsi da Florence. Si tratta a mio avviso della sequenza migliore del film, degna quasi di un Lubitsch.

La struttura già abbastanza complessa della narrazione, è ulteriormente complicata da due flashback, uno verso la metà del film, l’altro verso la fine, che descrivono cosa accadde realmente tra Florence e Werner, proprio il giorno del fidanzamento tra lei e Yquem. Si tratta in realtà di un unico flashback, diviso in due puntate, in modo da rimandare una parte delle informazioni. Una soluzione decisamente moderna e oggi frequentemente usata (in particolare nei thriller hollywoodiani), anche se lo scioglimento finale di quei fatti è talmente banale da rendere poco giustificabile un tale ricorso.

Un altro aspetto interessante  è il modo di trattare la suspense e l’elemento sorpresa nell’ultima parte del film. Florence e William sono a colloquio nella casa di lei. La donna ha capito subito che quello che le sta davanti non è il suo amato Werner, ma il fratello e ora gli sta spiegando che non è stata lei a scrivere quel biglietto in cui lo convocava in casa sua. In quel mentre, sopraggiunge il marito, Yquem. Ma Lang sceglie di mostrarci, dopo lo stacco sugli altri due personaggi, solamente la sua mano che impugna la pistola. Segue poi di nuovo lo stacco sugli altri due e, in particolare, su William, che per primo si avvede della minaccia. Soltanto dopo ci viene mostrato il primo piano di Yquem che brandisce l’arma. Ma anche qui, come in tutto il film, accade l’imprevedibile: Yquem non sparerà né a sua moglie né a William, bensì a un altro uomo, Meunier, di cui ha scoperto il tentativo di ricatto da parte della moglie. E poco dopo, all’arrivo della polizia che sorprende in casa la banda di Upton, parte un colpo di pistola che colpisce o sfiora Florence. Ma la donna non muore, bensì comprende finalmente di essere ormai legata a suo marito, più profondamente di quanto pensasse.

Lang e la Von Harbou non sembrano interessati alla plausibilità degli eventi, quanto alla loro concatenazione tortuosa, barocca, costantemente giocata sul filo del depistamento e del differimento. Ma i risultati migliori di questa attitudine – sia di scrittura che di regia – li vedremo solo in seguito e, in particolare, nella saga del dottor Mabuse. C’è comunque da dire che, se dal punto di vista narrativo Viem um die Frau si rivela piuttosto astruso e aleatorio, dal punto di vista prettamente cinematografico risulta un passo avanti rispetto alla precedente produzione di Lang, come testimoniano l’abbondare dei primi piani, uso elaborato del montaggio, la progressione ritmica. Tutte caratteristiche che ritroveremo poi nei capolavori successivi, da Der müde Tod (Destino, 1921), fino a Metropolis (1927).

Il film, una copia del quale è stata rinvenuta nel 1986 nella Cineteca Brasiliana di San Paolo, è conosciuto anche con il primo titolo adottato dai due autori: Kämpfende Herzen (Cuori in lotta)

Vittorio Renzi  (12 aprile 2016)
 

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Vier um die Frau (Four around a Woman)

[t.l. Quattro intorno a una donna / a.k.a. Kämpfende Herzen]

Germania, 1921

regia: Fritz Lang

soggetto: lavoro teatrale di Rolf E. Vanloo: Florence oder Die Drei bei der Frau

sceneggiatura: Fritz Lang e Thea Von Harbou

fotografia: Otto Kanturek

scenografia: Hans Jacoby, Ernst Meiwers

produzione: Erich Pommer, per Decla-Bioskop

cast: Carola Toelle, Anton Edthofer, Ludwig Hartau, Rudolf Klein-Rogge,
Lisa von Marton, Robert Forster-Larrinaga, Hermann Böttcher

lunghezza: 5 rulli

durata:  84’

première: Berlino, febbraio 1921

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