The Unholy Three (I tre, 1925)

Tod Browning

The Unholy Three 1

SINOSSI: Il ventriloquo Echo (Lon Chaney), il nano Tweedledee (Harry Earles) e il forzuto Hercules (Victor McLaglen), che sbarcano il lunario esibendosi in un circo itinerante, decidono di lasciare la compagnia e di intraprendere la strada del crimine. Echo assume il ruolo di Mrs. O’Grady, una gentile e delicata nonnina, titolare di un negozio di volatili. Tweedledee diventa il suo nipotino, mentre Hercules è l’assistente. Così travestito, Echo non fatica a procurare ai suoi due complici utili informazioni che permettono alla banda di mettere a segno una serie di rapine e furti nelle case di ricche famiglie. La fidanzata di Echo, Rosie (Mae Busch), loro complice, è stanca di quella vita. Così, quando il gentile Hector (Matt Moore) si innamora di lei, Rosie si accorge di ricambiarlo. Spinto dalla gelosia, Echo fa in modo che la responsabilità dell’ultimo furto, conclusosi perdipiù con un omicidio, ricada su Hector, che viene arrestato e rischia di finire sulla sedia elettrica. Ma, una volta al processo, Echo si lascia impietosire dalle suppliche di Rosie e decide di scagionarlo confessando al giudice la verità. Nel frattempo, Hercules e Tweedledee sono nascosti in una baracca fuori città, dove tengono prigioniera Rosie. Hercules in realtà vorrebbe fuggire con la ragazza e tenersi l’intero bottino. I due si affrontano e Tweedledee libera il gorilla che il trio si era portato dietro da New York. Hercules strangola Tweedledee prima che il gorilla lo uccida a sua volta. A Echo viene condonata la pena per aver collaborato e torna a lavorare nel circo. Rosie mantiene la promessa e si presenta da lui, decisa a restargli fedele, ma lui la spinge a tornare dall’uomo del quale è veramente innamorata.

Eccolo qui, già tutto nella prima inquadratura, il futuro regista di Freaks (1932): una donna gigantesca, obesa, vestita come una bambina e issata in cima ad uno sgabello dal quale sovrasta un vecchio, mentre si procura sollievo dal caldo estivo grazie a un ventaglio. E’ il mondo del circo, delle attrazioni mostruose. Il gusto dell’anormale e del bizzarro, l’interesse verso quegli elementi della società che si trovano esclusi, ai margini, e che rappresentano qualcosa di sovversivo, per non dire eretico, rispetto alla cultura dominante. Un percorso, quello di Tod Browning, che sarà ripreso più o meno consapevolmente negli anni da altri celebri cineasti, come Tim Burton o John Waters (due cineasti ovviamente più diversi che simili, anche e soprattutto per la posizione che occupano rispetto al cinema mainstream). Per non parlare del grandissimo Lon Chaney, qui nei panni di Echo, un ventriloquo ladro e truffatore, che veste i panni di Mrs. O’Grady,  venditrice di animali domestici, per oltre metà film! E si tratta indubbiamente di uno dei travesti più riusciti mai visti al cinema, con un che di esilarante e di diabolico al tempo stesso.

Brillante la suspense pre-hitchcockiana (il primo vero “Hitch”, The Lodger Il pensionante, fu girato un anno dopo) nella scena dei gioielli rubati dai tre ladri e nascosti da Tweedledee, il malefico nano dalle sembianze di bambino, nell’elefante-giocattolo, con l’ispettore che dapprima ci gioca col piede, rovesciandolo, per poi prendere in mano il giocattolo con la refurtiva e maneggiarlo sotto lo sguardo teso e terrorizzato dei tre complici.

In un’altra scena, Echo è in piedi, appoggiato allo stipite di una porta, e guarda con disprezzo Rosie che gli ha appena confessato di amare un altro e subito dopo gli ha chiesto “Cosa hai intenzione di fare?”. Chaney guarda verso il basso, si abbottona gli ultimi bottoni del suo cappotto, guarda di nuovo verso di lei, ma rimane in silenzio. Si prende il suo tempo in una pausa di grande effetto, carica di tensione. Soltanto alla fine, prima di uscire, le risponde (e ci pare di sentirlo sibilare) “Lo scoprirai presto”. Il ritmo, la gestualità, le pause di un attore magistrale. La scena è enfatizzata da Browning, che la riprende senza stacchi, coi due di profilo e un leggero mascherino che scontorna appena gli angoli del quadro, così da incanalare maggiore tensione in quella prossimità.

L’happy ending, appiccicaticcio e chiaramente imposto dalla produzione, lascia dissipare molta di quella insalubre e quasi sadica atmosfera clownesca che pervade buona parte del film. Non si arriva così al finale perfetto di quel capolavoro sonoro di Browning (e del cinema tutto) che citavamo all’inizio, ma qualche brivido sotto pelle rimane. E soprattutto rimane il desiderio di scandagliare a fondo la vasta filmografia di uno dei più grandi e misconosciuti cineasti americani.

Browning e Chaney avevano già lavorato insieme in The Wicked Darling (La bestia nera, 1919). Dato il grande successo, di The Unholy Three fu girato un remake sonoro nel 1930, per la regia di Jack Conway, che vede nuovamente Lon Chaney e Harry Earles come protagonisti. Questo fu il primo talkie per Chaney, ma anche il suo ultimo film, dato che morì poco dopo.

Vittorio Renzi  (3 giugno 2015)

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The Unholy Three (I tre)

[a.k.a. Il trio infernale]

Usa, 1925

regia: Tod Browning

soggetto: romanzo The Unholy Three di Clarence Aaron Robbins

sceneggiatura: Waldemar Young

fotografia: David Kesson

montaggio: Daniel Gray

scenografia: Cedric Gibbons, Joseph Wright

produzione: Tod Browning [e Irving Thalberg],
per Metro-Goldwyn Pictures Corporation

cast: Lon Chaney, Mae Busch, Matt Moore, Victor McLaglen, Harry Earles,
Matthew Betz, Edward Connelly, William Humphrey, E. Alyn Warren

lunghezza: 7 rulli, 6.948 piedi

durata: 85’

première: San Francisco, 30 maggio 1925

data di uscita: 9 agosto 1925

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