L’inferno (1911)

di Adolfo Padovan, Francesco Bertolini e Giuseppe De Liguoro

L'inferno

Ispirato alle celebri illustrazioni di Gustave Doré, L’inferno è il primo film italiano di oltre 1000 metri, in 5 rulli (all’epoca di rado se ne superavano due) con cui la casa di produzione Milano Films, fondata due anni prima e attiva fino al 1926, diede il suo fondamentale contributo nella corsa per la legittimazione culturale e nobilitazione artistica del cinema, come stava succedendo già da qualche anno fra le varie case di produzione italiane e francesi, ricorrendo appunto a uno dei massimi capolavori della storia della letteratura, nazionale e mondiale. Legittimazione che mirava, fra l’altro, ad attirare in sala il pubblico borghese che preferiva ancora andare a teatro, dato che sulla maggior parte dei film dell’epoca pesavano ancora l’impossibilità di una narrazione articolata, anche per via della breve durata, e soprattutto per la mancanza della parola. Erano perciò considerati privi di valore artistico, al livello degli spettacoli da fiera (dove erano stati proiettati fino a qualche anno prima, prima cioè della nascita delle sale cinematografiche), adatti a un pubblico proletario di poche pretese.

Con il suo milione di lire, L’inferno fu il film più costoso mai prodotto in Italia fino a quel momento: la lavorazione cominciò già nel 1909, quando la Milano Films si chiamava ancora SAFFI-Comerio, e il lancio fu molto pubblicizzato; fu anche la prima volta che per un film italiano fu richiesto il copyright. Un progetto così imponente e ambizioso che un’altra casa di produzione, la Helios Film di Velletri (attiva dal 1908 al 1916), decise di battere sul tempo la Milano Film producendo un film “gemello”, sullo stesso tema e dallo stesso titolo, ma molto più breve (circa 400 metri) e dunque relativamente più semplice da realizzare. E così l’altro Inferno, diretto da Giuseppe Berardi e Arturo Busnengo, – che l’anno dopo realizzarono anche il Purgatorio (1) – vide la luce tre mesi prima del rivale, con soli 25 quadri e qualche concessione all’erotismo (la nudità dei dannati, il seno nudo di Francesca), riscuotendo anche un certo successo. Ma certo non quanto l’attesissimo colosso della Milano Films.

Già da qualche anno il cinema italiano andava esplorando la possibilità di trasposizioni di singoli episodi danteschi: nel 1908 uscì Pia de’ Tolomei, realizzato dalla Società Italiana Cines di Roma per mano di Mario Caserini e riproposto due anni dopo dalla Film d’Arte Italiana, anche quella romana; nel 1909 era stata la volta di Il Conte Ugolino, diretto e interpretato proprio da Giuseppe De Liguoro per la Itala Film; l’anno successivo, infine, Francesca da Rimini, prodotto dalla Film d’Arte Italiana e diretto da Ugo Falena (che puntava sull’astro nascente di Francesca Bertini), di cui era già stata realizzata una prima versione omonima dalla milanese Comerio nel 1908. Ora si trattava invece di portare a compimento l’arduo compito di trasporre sullo schermo l’intera prima cantica della Divina commedia. Il risultato si tradusse in ben 54 scene che comprendono tutti gli incontri fatti da Dante e Virgilio (interpretati rispettivamente da Salvatore Anzelmo Papa e Arturo Pirovano) con i personaggi più famosi durante loro discesa nei gironi e nelle bolge infernali: Cerbero, Minosse, Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, Pier Delle Vigne, il Conte Ugolino e, infine, Lucifero.

Se la cinepresa è ancora perlopiù fissa e le scene frontali, a mo’ di tableau vivant (la fonte iconografica delle tavole di Doré è spesso ripresa quasi alla lettera), sono notevoli sia il lavoro fatto sulla profondità di campo che quello sull’illuminazione, tutta giocata su contrasti fortemente marcati, drammatici; non mancano comunque frequenti panoramiche che mostrano le varie pene dei dannati, con un’inusitata generosità nel mostrarne la nudità, al riparo di quella che veniva promossa come una grande operazione culturale e nazionale e che, per di più, cadeva nel cinquantenario dell’Unità d’Italia. Tre flashback spezzano la narrazione per quadri, raccontando le storie di alcuni dei celebri dannati: Paolo e Francesca, Pier Delle Vigne e il Conte Ugolino. L’operatore Emilio Roncarolo ha ideato tutta una serie di effetti speciali (le sovrimpressioni, le fiamme che inceneriscono, i cavi per i personaggi che volano, macchinari vari) che hanno reso possibile la messa in scena convincente di episodi quali la bufera che trascina via Paolo e Francesca e le schiere dei lussuriosi, o Bertran De Born, il seminatore di discordia, che cammina tenendo in mano la propria testa o, ancora, la testa gigantesca di Lucifero (interpretato da Augusto Milla, o Motta) che si ciba di uno dei tre grandi traditori, insomma “tutto il Meraviglioso dantesco figurato da Gustavo Doré (e non solo) e come rivisitato da un Georges Méliès crudele – oltre Méliès” (2). Infine, molte delle scene furono girate in esterni, cosa decisamente insolita per l’epoca, e precisamente sui monti della Grigna Meridionale, sul lago di Como e nei pressi di Genova.

Dei tre nomi accreditati alla regia, o meglio alla “direzione artistica” – i termini “regia” e “regista” appariranno molto più tardi, alla fine degli Anni Venti (3) – l’unico che avesse esperienza nell’ambito del cinema era il napoletano Giuseppe De Liguoro (1869-1944), che della Milano Films era il direttore artistico. Dopo essere stato attore e regista di teatro, De Liguoro passò al cinema dove diresse – e spesso scrisse e interpretò – un buon numero di film. Ne L’inferno veste i panni di ben tre fra i dannati più illustri: Farinata degli Uberti, Pier Delle Vigne e il Conte Ugolino, che aveva già interpretato nel film omonimo del 1909. Adolfo Padovan era principalmente un letterato e un filosofo e non fece del cinema la sua professione, tuttavia era un famoso dantista e si devono dunque a lui la cura e la precisione nella complessa trasposizione cinematografica della cantica, nonché la redazione delle didascalie, che riprendono i passi più noti del poema. Di Francesco Bertolini, infine, si hanno poche notizie, ma pare dalle cronache che fosse anche lui un grande conoscitore dell’opera dell’Alighieri. Dopo i due titoli per la Milano Films, diresse un altro pugno di film fino agli albori degli anni Venti.

Alla prima proiezione, al teatro Mercadante di Napoli, erano presenti spettatori del calibro di Benedetto Croce e Matilde Serao la quale il giorno dopo scrisse questa entusiastica recensione:

Noi che spesso, abbiamo detestato il cinematografo, per la banalità e la scempiaggine dei suoi spettacoli, noi, ieri sera, abbiamo fatto ammenda onorevole: noi ci siamo interessati come al più imponente spettacolo e il nostro animo ne è stato scosso e contiamo di ritornarci. Per noi il film della Milano per l’Inferno di Dante ha riabilitato il cinematografo: per chiunque, tale spettacolo sarà un vero palpito di curiosità e di emozione. E se Gustavo Doré ha scritto, con la matita del disegnatore, il miglior commento grafico al Divino Poema, questa cinematografia ha fatto rivivere l’opera di Doré. (4)

L’obiettivo di fare del cinema una forma d’arte a tutti gli effetti era stato raggiunto in pieno. Lo stesso anno, i tre autori portarono nelle sale anche un adattamento de L’Odissea, stavolta in soli tre rulli e con minor successo. Nonostante la sua importanza storica, L’Inferno è stato dimenticato nel tempo fino alla sua riscoperta e al restauro nel 2002, occasione per la quale i Tangerine Dream hanno composto una nuova colonna sonora; un successivo restauro è stato effettuato nel 2011 dal laboratorio L’immagine Ritrovata di Bologna.

Vittorio Renzi  (7 dicembre 2014)


(1) Nel 1912 arrivò anche il Paradiso, ad opera della Psiche Films.
(2) Michele Canosa, Più bello di come lo si figura, in Inferno, Il cinema ritrovato (libretto che accompagna il DVD), Cineteca di Bologna, 2011, p. 6.
(3) Riccardo Redi, Cinema muto italiano (1896-1930), Biblioteca di Bianco & Nero, 1999, p. 154.
(4) Matilde Serao, “Il Giorno”, Napoli, 2 marzo 1911

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L’inferno

Italia, 1911

regia: Adolfo Padovan, Francesco Bartolini e Giuseppe De Liguoro

soggetto: Cantica omonima di Dante Alighieri

fotografia: Emilio Roncarolo

musica: Raffaele Caravaglios / Tangerine Dream [2002]

scenografia: Sandro Properzi

produzione: Milano Films, SAFFI

cast: Salvatore Papa, Arturo Pirovano, Giuseppe De Liguoro,
Attilio Milla (o Motta), Emilise Beretta

lunghezza: 5 rulli, oltre 1000 metri

durata: 65′

première: 1 marzo 1911, Napoli

data di uscita: 22 marzo 1911

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